

di Rosanna Feroldi
Fonte: GdF 14, 2009
Intervista a Sergio Locatelli, responsabile della Residenza San Martino di Bollate (Milano) e consigliere della Sezione lombarda Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG)
QUALI FATTORI CORRELATI ALL'INVECCHIAMENTO FISIOLOGICO PREDISPONGONO L'ANZIANO ALLE CADUTE?
Anche nel soggetto privo di patologie specifiche e in buone condizioni generali, l'invecchiamento si associa a modificazioni fisiologiche sul fronte osteomuscolare e cardiometabolico che progressivamente compromettono le possibilità di movimento, di reagire a stimoli e interferenze esterne e di mantenere un equilibrio ottimale, favorendo indirettamente il rischio di cadute. Va precisato, però, che oggi un anziano sano inizia ad avere problemi di questo tipo in età molto avanzata, in genere soltanto dopo gli 85-90 anni, e per ragioni che potrebbero essere almeno in parte contrastate con il mantenimento di abitudini motorie adeguate secondo le modalità preferite e più consone alle possibilità individuali: da semplici passeggiate al ballo, dalla ginnastica dolce fino a programmi di allenamento/riabilitazione finalizzati a lungo termine.
QUALI SONO LE PATOLOGIE PIÙ FREQUENTEMENTE ASSOCIATE A UN MAGGIOR RISCHIO DI TRAUMI?
Le condizioni cliniche che promuovonomaggiormente le cadute nella popolazioneanziana sono senza dubbio quelledi tipo neurologico-degenerativo comela malattia di Parkinson e le demenze,a partire dall'Alzheimer, soprattuttonelle fasi più avanzate. E ciò sia perle caratteristiche intrinseche di questepatologie sia per l'effetto di riduzionedella vigilanza che possono avere alcuni dei farmaci utilizzati per contrastarle. In aggiunta, il paziente che ne soffretende a reagire peggio, ottenendo dallacaduta danni maggiori di un soggettosano. Altra problematica diffusa è latendenza a cali pressori improvvisi, chepossono manifestarsi spontaneamenteo come conseguenza di terapie antipertensive,sempre abbastanza difficili dacalibrare in età avanzata. Non di radopoi, le cadute sono dovute a vertiginie alterazioni dell'equilibrio associate adisturbi neurologici estemporanei, fenomenicerebrovascolari di lieve entitào scompensi cardiometabolici, dallasincope all'ipoglicemia.
Un certo contributo alla maggior frequenzadi cadute viene anche dallapresenza di patologie vascolari periferichee osteo-articolari che limitanole possibilità dell'anzianodi muoversi correttamente,come l'arteriopatia obliteranteo l'artrosi agli arti inferiori,ma il loro impattoè complessivamente meno rilevante. Disturbi che risultano critici sia di per sèsia (talvolta maggiormente)quandosi cerca di porvirimedio sono, invece, quelli del sonno,a prescindere dall'origine psicogena(preoccupazione, ansia) o fisiologica(bisogno di urinare più volte durante la notte, presenza di patologie doloroseche impediscono di dormire, tosse legataa malattie respiratorie croniche oinsufficienza cardiaca ecc.). Se non li sicontrasta, è la sonnolenza diurna a promuoverele cadute. Se si somministranosonniferi o ansiolitici, possono essere iloro effetti residui a complicare la situazione. Anche la tendenza dei medici aproporre sempre più spesso agli anzianila riabilitazione motoria, scelta di per sèassolutamente positiva e spesso capacedi restituire un buon grado di mobilità eautonomia a persone altrimenti costrettead avvalersi della sedia a rotelle o di deambulatori,può avere ripercussioni negativesul fronte dei traumi. Rimettendol'anziano in piedi, si aumenta implicitamenteil suo rischio di cadere. Ma, inquesto caso, è un rischio "positivo", dacontrastare ottimizzando l'assistenza adomicilio così come nelle strutture residenzialie migliorando le caratteristichedegli ambienti di vita.
QUALI CLASSI DI FARMACI POSSONO CONTRIBUIRE A ESASPERARE IL FENOMENO?
Gli anziani sono senza dubbio i maggiori utilizzatori di terapie farmacologiche in generale e di quelle che possono interferire con vigilanza e prontezza dei riflessi in particolare, risultando peraltro più esposti agli effetti meno desiderabili.
A costituire un rischio sul fronte delle cadute sono soprattutto ansiolitici e antidepressivi, la cui assunzione, anche a bassi dosaggi, si associa inevitabilmente all'induzione di sonnolenza, calo di attenzione e controllo della deambulazione. Ma, in realtà, se sono prescritti dal medico con le dovute indicazioni e avvertenze d'uso e assunti rispettando modalità e dosaggi consigliati, rappresentano un problema meno rilevante di quelli che possono derivare dall'uso spontaneo di alcuni preparati OTC. Un esempio classico è quello degli antistaminici che l'anziano o un familiare possono richiedere alla farmacia per contrastare gli effetti di banali punture d'insetto, senza tenere nella giusta considerazione gli effetti sulla vigilanza e le possibili interferenze con altri princìpi farmacologici assunti. Ancora più rischiosi, poi, sono i medicinali o i rimedi fitoterapici suggeriti e "prestati" dal parente o dal vicino di turno, senza alcuna cognizione di causa. Al contrario, farmaci che a volte possono essere effettivamente critici da gestire sul fronte cadute, come gli antipertensivi, si associano a vantaggi così significativi in termini di riduzione dell'incidenza di ictus ed eventi cardiovascolari che l'opportunità della loro somministrazione non può essere messa in discussione, prevedendo, però, strategie pratiche adeguate per limitare le occasioni di trauma.
QUALI CONSIGLI PUÒ DARE IL FARMACISTA A PAZIENTI E FAMILIARI PER RIDURRE L'IMPATTO NEGATIVO DELLE DIVERSE TERAPIE A RISCHIO?
Il farmacista dovrebbe costantemente ribadire la necessità di interpellare il medico prima di assumere farmaci in età avanzata, soprattutto quando vi siano già altre terapie in corso. Inoltre, dovrebbe sottolineare l'importanza di segnalare, sia al medico sia al farmacista stesso, qualunque sintomo che lasci sospettare un'azione non desiderata o non prevista della terapia prescritta su pressione arteriosa, livello di attenzione, reattività agli stimoli e vigilanza. In particolare, a mettere in allarme deve essere la comparsa di capogiri, sonnolenza, rallentamento dei riflessi, confusione mentale, disturbi della vista e spossatezza psicofisica non giustificata.
QUALI ULTERIORI ACCORGIMENTI PRATICI E SOLUZIONI DI ARREDO POSSONO ESSERE UTILI PER AUMENTARE LA SICUREZZA ALL'INTERNO DELLA CASA?
Innanzitutto, è indispensabile eliminare i tappeti, di qualunque tipo, forma, materiale e dimensione, da ogni spazio abitativo in cui sono presenti anziani: sono in assoluto il pericolo maggiore e la prima fonte di caduta. Compresi quelli antiscivolo con ventose da inserire all'interno della vasca da bagno e sul piano della doccia. Meglio installare maniglie alle pareti per offrire un supporto stabile durante i movimenti, specie all'entrata e all'uscita dalla vasca. Altri interventi essenziali riguardano il livellamento dei pavimenti tra una stanza e l'altra o tra superfici esterne e interne all'abitazione se sono presenti piccoli scalini (per esempio, sfruttando pedane e piani inclinati fissi) oppure bordi degli stipiti sporgenti.
Inoltre, andrebbero posti corrimano e strisce antiscivolo lungo le scale ed eliminati tutti gli ulteriori possibili ostacoli dai pavimenti, che non vanno trattati con cere o altri composti che possono renderli sdrucciolevoli.
Passando all'arredo, una nota importante riguarda sedie, poltrone e sofà. Le prime sono la soluzione ideale per la seduta dell'anziano, ma devono essere comode, stabili e, possibilmente, con braccioli d'appoggio.
Divani e simili sarebbero, invece, quasi da evitare: sono troppo bassi e, oltre a mettere in difficoltà l'anziano quando si alza, facilitano la perdita di equilibrio. Un problema analogo si ritrova in bagno, dal momento che quasi tutti i water installati nelle abitazioni sono troppo bassi, rendendo più difficili i movimenti. Rimediare, fortunatamente, è semplice e non dispendioso: basta acquistare gli appositi "alza water" in plastica. Con una spesa di pochi euro si risolve una delle principali voci di richiesta d'aiuto al Pronto intervento.